IL MIO 8 MARZO E’ PER TE

Ciao Makka, spero le mie parole possano arrivare oltre le mura della struttura protetta in cui ti trovi ed anche ai Carabinieri che ti piantonano .
Paradossalmente sei meno sola ora, piantonata con i tuoi 19 anni.
Una settimana fa hai accoltellato tuo padre per difendere la tua mamma, Natalia, dall’ ennesima aggressione violenta .
Hai salvato e difeso chi non ti ha protetto, hai reagito contro l’ inaccettabile .
Il valore del tuo gesto, che temo non ti verrà riconosciuto , ha un’ implicazione sociale e culturale immensa .
Hai ucciso tuo padre e ferito un sistema patriarcale di dei, maschi e onnipotenti .
Solo ferito purtroppo .
8 giorni fa eri ancora un anonima studentessa liceale di Nizza Monferrato , nell’ Astigiano . Studiavi e lavoravi come cameriera al Ristorante “ La Signora in Rosso”, come la tua mamma .
Ora tutti hanno belle parole per te : “una ragazza diligente “, dichiarano i tuoi titolari; “ una studentessa modello, allegra e generosa”, dicono i tuoi professori e i compagni di classe .
Allegra non la sarai mai più Makka , ciò che hai fatto per autodifesa , temo abbia ucciso anche una parte di te .
Ora la paura , il senso di colpa ( umano negli esseri ancora umani ) ti faranno sentire ancora più fragile . Ma non la sei .
Sei solo la vittima di un sistema che attraversa la storia e tutte , tutte le società , da sempre e per sempre .
Ma sei anche la forza che scardina l’ ordine precostituito , che agisce e si assume le proprie responsabilità , mentre nessuno lo ha fatto .
Nessuno ti ha aiutato a fermare un incubo che si perpetuava tra le mura di casa tua . Non ti ha protetto tua madre, vittima a sua volta , né i tuoi fratelli , né i vicini , né tutti coloro che sapevano dei lividi che nascondevi .
Ora tutti “ intuivano” ma nessuno ti ha aiutato prima . Se lo avessero fatto non starei scrivendo questa lettera .
Il tuo caso andrebbe urlato , ma è scomodo . Non occuperà per giorni le prime pagine perché “ sei cecena”. Faranno finta che tu sia vittima di un’ altra cultura .
E invece il clima è lo stesso , in Cecenia, a Kabul , in un piccolo paese dell’ astigiano .
Lo stesso modello aberrante di patriarcato che continua a provocare in Italia un femminicidio ogni due giorni . Sono numeri da genocidio .
Perciò Makka , ti prego, perdona te stessa, se puoi, hai salvato tua madre e, forse, hai dimostrato che le vittime possono anche non essere complici del loro carnefice .
Oggi è la festa della donna , inutile e stereotipata.
Io vorrei fosse una giornata dedicata alle DONNE come te , figlie che diventano madri per difendere le loro madri .
Poche denunciano , non serve . Le donne vittime di violenza fisica o psicologica sono migliaia di esseri silenziosi .
Sono sole , schiacciate da una dipendenza morale ed economica e, soprattutto, dalla paura del giudizio altrui .
Sai Makka , spesso gli uomini più imperdonabili sono DONNE. Tutte quelle che, in fondo , nutrono e giustificano un maschilismo feroce ed ignorante , in qualsiasi livello sociale .
Ti lascio con parole non mie, le ha scritte Ashley Judd, un ex attrice statunitense che ha scelto l’ attivismo politico e umanitario . Una che cerca di rompere gli schemi aberranti di questa “ nostra” società silente.
“Il patriarcato non sono gli uomini. Il patriarcato è un sistema a cui partecipano sia le donne che gli uomini . Privilegia , tra l’ altro, gli interessi dei ragazzi e degli uomini rispetto all’ integrità fisica , all’ autostima e alla dignità delle ragazze e delle donne . E’ sottile, insidioso e pericoloso e peggiorerà finché molte donne negheranno appassionatamente di esserne loro stesse coinvolte “
Ciao Makka , proteggi te stessa , ricomincia a studiare , ovunque tu sia . Userai la tua forza per rompere il silenzio ed aiutare, spero, chi quel coraggio non ce l’ha .
Che l’ orizzonte dei tuoi 19 anni possa lasciarsi vedere dai tuoi occhi . Vai verso di lui .
Cristina Battioni.
