Lettera a Makka.

IL MIO 8 MARZO E’ PER TE

Dal profilo Instagram di Makka Sulaev

Ciao Makka, spero le mie parole possano arrivare oltre le mura della struttura protetta in cui ti trovi ed anche ai Carabinieri che ti piantonano .

Paradossalmente sei meno sola ora, piantonata con i tuoi 19 anni.

Una settimana fa hai accoltellato tuo padre per difendere la tua mamma, Natalia, dall’ ennesima aggressione violenta .

Hai salvato e difeso chi non ti ha protetto, hai reagito contro l’ inaccettabile .

Il valore del tuo gesto, che temo non ti verrà riconosciuto , ha un’ implicazione sociale e culturale immensa .

Hai ucciso tuo padre e ferito un sistema patriarcale di dei, maschi e onnipotenti .

Solo ferito purtroppo .

8 giorni fa eri ancora un anonima studentessa liceale di Nizza Monferrato , nell’ Astigiano . Studiavi e lavoravi come cameriera al Ristorante “ La Signora in Rosso”, come la tua mamma .

Ora tutti hanno belle parole per te : “una ragazza diligente “, dichiarano i tuoi titolari; “ una studentessa modello, allegra e generosa”, dicono i tuoi professori e i compagni di classe .

Allegra non la sarai mai più Makka , ciò che hai fatto per autodifesa , temo abbia ucciso anche una parte di te .

Ora la paura , il senso di colpa ( umano negli esseri ancora umani ) ti faranno sentire ancora più fragile . Ma non la sei .

Sei solo la vittima di un sistema che attraversa la storia e tutte , tutte le società , da sempre e per sempre .

Ma sei anche la forza che scardina l’ ordine precostituito , che agisce e si assume le proprie responsabilità , mentre nessuno lo ha fatto .

Nessuno ti ha aiutato a fermare un incubo che si perpetuava tra le mura di casa tua . Non ti ha protetto tua madre, vittima a sua volta , né i tuoi fratelli , né i vicini , né tutti coloro che sapevano dei lividi che nascondevi .

Ora tutti “ intuivano” ma nessuno ti ha aiutato prima . Se lo avessero fatto non starei scrivendo questa lettera .

Il tuo caso andrebbe urlato , ma è scomodo . Non occuperà per giorni le prime pagine perché “ sei cecena”. Faranno finta che tu sia vittima di un’ altra cultura .

E invece il clima è lo stesso , in Cecenia, a Kabul , in un piccolo paese dell’ astigiano .

Lo stesso modello aberrante di patriarcato che continua a provocare in Italia un femminicidio ogni due giorni . Sono numeri da genocidio .

Perciò Makka , ti prego, perdona te stessa, se puoi, hai salvato tua madre e, forse, hai dimostrato che le vittime possono anche non essere complici del loro carnefice .

Oggi è la festa della donna , inutile e stereotipata.

Io vorrei fosse una giornata dedicata alle DONNE come te , figlie che diventano madri per difendere le loro madri .

Poche denunciano , non serve . Le donne vittime di violenza fisica o psicologica sono migliaia di esseri silenziosi .

Sono sole , schiacciate da una dipendenza morale ed economica e, soprattutto, dalla paura del giudizio altrui .

Sai Makka , spesso gli uomini più imperdonabili sono DONNE. Tutte quelle che, in fondo , nutrono e giustificano un maschilismo feroce ed ignorante , in qualsiasi livello sociale .

Ti lascio con parole non mie, le ha scritte Ashley Judd, un ex attrice statunitense che ha scelto l’ attivismo politico e umanitario . Una che cerca di rompere gli schemi aberranti di questa “ nostra” società silente.

“Il patriarcato non sono gli uomini. Il patriarcato è un sistema a cui partecipano sia le donne che gli uomini . Privilegia , tra l’ altro, gli interessi dei ragazzi e degli uomini rispetto all’ integrità fisica , all’ autostima e alla dignità delle ragazze e delle donne . E’ sottile, insidioso e pericoloso e peggiorerà finché molte donne negheranno appassionatamente di esserne loro stesse coinvolte “

Ciao Makka , proteggi te stessa , ricomincia a studiare , ovunque tu sia . Userai la tua forza per rompere il silenzio ed aiutare, spero, chi quel coraggio non ce l’ha .

Che l’ orizzonte dei tuoi 19 anni possa lasciarsi vedere dai tuoi occhi . Vai verso di lui .

Cristina Battioni.

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada