Viva l’ Italia… che non c’è più.

“25 Aprile”:

un “trademark” in svendita

Roma, 25 aprile 1945

Viva l’ Italia o ciò che ne resta.

Resta il giorno festivo , restano le manifestazioni nelle piazze e qualche bandiera malinconica . Restano i titoli dei giornali, i servizi d’ apertura dei telegiornali, qualche malinconica intervista agli ultimi testimoni oculari.

Dopo 69 anni la festa della liberazione diventa un brand svuotato di significato, un giorno festivo favorevole ad un ponte lungo o a brevi vacanze . Nella migliore delle ipotesi .

Gli italiani contemporanei festeggiano un giorno festivo che accorcia la settimana, si riuniscono lungo le autostrade, nelle stazioni , negli aeroporti o, più semplicemente, a tavola.

Per festeggiare si una “ liberazione”, quella dal lavoro (per chi ce l’ha), dallo studio, dalla routine. Non certo dal nazifascismo e dalla dittatura .

I patrioti contemporanei sono tutti nati dopo, in un paese distrutto ma libero e democratico , un paese da ricostruire, da arricchire , da reinventare.

La memoria, soprattutto se disperata, non è buona cosa, La memoria ferisce, richiede analisi e ammissioni di colpa, personali o collettive .

Dopo il 25 aprile 1945 lo stivale aveva voglia di ballare, di diventare presto quella America ricca e libera che i militari sorridenti avevano fatto sognare per le strade.

Questa data ha avuto un senso storico, patriottico, testimoniale e profondamente umano finché i fautori del marchio , i partigiani ed i loro cari, sono stati in grado di raccontarlo .

Finché i testimoni hanno reso credibile la narrazione del periodo antecedente a quel giorno di rinascita questa data ha conservato, seppur con difficoltà, un valore condiviso ed oggettivo.

Ma 69 anni dopo non bastano sparuti sopravvissuti a rivendicare l’ importanza della memoria, sono pochi e, quei pochi, troppo anziani per essere ascoltati .

Senza di loro il 25 Aprile e’ solo un trademark utile alle imprese turistiche, alla ristorazione, agli organizzatori del “ tempo libero”.

Gia’ … un tempo che e’ “ libero” perché qualcuno ha lottato e si è sacrificato per liberarlo , per consegnarci la possibilità di parlare e pensare, dissentire ed anche di fregarcene , all’occorrenza.

Certo che questa data e’ presente nei programmi di storia, dalle elementari a salire . Così come sono presenti in scaletta tutti i gradini del nostro passato, da Cesare Augusto in poi.

Ma a chi importa ?

A qualche storico, agli intellettuali, agli studiosi e, spesso senza cognizione di causa, ai politici, ai tanti “aspiranti” statisti, trasversalmente.

Anche per loro il “ 25 Aprile” è un marchio iper comunicativo da sfruttare. Non per spiegarne il senso profondo ma per attirare consensi ; esattamente come Costa Crociere per attirare clienti primaverili .

In un mondo ferocemente veloce non c è tempo di approfondire : quello che è stato e’ stato, l’ importante è qui e ora ed, eventualmente il meteo per le prossime 48 ore .

Ma il marchio “25 Aprile”, ignorando di pagare i diritti morali ai legittimi anziani proprietari, è quanto mai importante e sfruttabile politicamente all’ orizzonte delle elezioni europee di giugno .

Rivolgendosi ad un pubblico distratto ed assuefatto, Una parte lo esalterà per ricordare il valore immenso della Costituzione democratica che ne è scaturita . Una parte lo userà per sottolineare che quel futuro promesso 69 anni fa non è stato poi così “ perfetto “ e che forse, e sottolineo forse, qualche regola del regime antecedente potrebbe servire anche oggi per rimettere ordine in una libertà troppo libera ed incontrollabile .

Già … e’ il problema della libertà, quando te la consegnano la devi gestire, curare e capire se non vuoi rovinarla o, addirittura trasformarla in un’ arma .

Senza disturbare i centenari partigiani basterebbe chiedere a chi vive senza libertà cosa preferirebbe ?

Chiedetelo a una cittadina afghana,ad un soldato ucraino, a un oppositore russo ai genitori di Giulio Regeni o, più semplicemente, ad un carcerato .

Ed allora…che tutti gli attori interessati usino pure il “ 25 Aprile” trademark per fini propri ma riconoscano almeno una quota dei proventi a chi ne e’ stato artefice sincero: ai partigiani, agli italiani vissuti negli anni 30 e 40, a chi non è tornato dal fronte o dai lager .

E se non potete domandare a loro leggete almeno i loro libri ; quelli restano a dispetto della voracità del nostro tempo in 5G.

E allora viva l’ Italia, l’ Italia in corteo, nei musei, al mare, in montagna e ovunque voglia andare . Se lo può fare e se può raccontare ciò che vuole, nel bene e nel male , lo deve a una giornata di primavera, ad un oggi ormai lontano che va via e sbiadisce, come una foto in bianco e nero scattata tra la gente nelle strade in festa.

Buona liberazione , comunque la pensiate ( per fortuna).

Cristina Battioni

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada