LA NONA STAZIONE

Il diritto di essere stanchi

Via Crucis 2022

Secondo le Scritture Gesu’ cade per la terza volta alla Nona Stazione.

E’ esanime ma trova la forza di rialzarsi per continuare la strada verso il suo destino. La Nona Stazione è l’ essenza della Via Crucis, la sua parte più drammatica ed umana.

Quando si è stanchi, provati e debilitati da malattie o sopprusi si cade, si ha il diritto di cadere. Si cade per stanchezza, demotivazione, sfinimento. Alla nona stazione cadono i profughi, i combattenti, i resistenti. Cadono gli uomini comuni dopo i fallimenti, le ingustizie e i sopprusi.

La Nona Stazione è sempre affollata, ci sono i dispersi, quelli che hanno perso ogni fede, i condannati da una giustizia ingiusta, i ricchi che hanno perso tutto e gli indigenti che non hanno mai avuto niente. Tutti poveri cristi in transito, senza croce e senza una fede che li possa aiutare a rialzarsi.

La stanchezza non è solo uno stato mentale o fisico, diventa un sentimento, un sentire la propria deolezza nei confronti di un esterno che non accoglie ma respinge, non nutre ma risucchia.

La stanchezza di chi cade alla Nona Stazione è il sentimento dei vinti, di quelli che si sono già rialzati ma decidono di arrendersi. Arrendersi non è una colpa è solo l’ esito di una salita che non tutti i corpi e non tutte le anime sono in grado di affrontare.

La vita terrena è un alternarsi continuo di pianure e acese al monte Golgota. Ognuno percorre il suo cammino e, nel farlo, ha il diritto di cadere e non avere più voglia di rialzarsi.

Ne hanno diritto i carcerati privati della libertà, i migranti stanchi di cercare un porto che non esiste, i malati stanchi di cure che non migliorano la qualità di vita, i pensionati minimi che, dopo una vita, faticano a mantenere un decoro.

Cadono senza rialzarsi mai veramente i bambini violati o non voluti, gli homless avvolti nei giornali, gli alcolisti non anonimi, le donne abusate, gli sfrattati, i derisi.

Tutti accomunati dalla stanchezza della solitudine, tutti con lo sguardo perso nel vuoto e le parole cancellate in una “spirale del silenzio”. Chi è stanco non parla più e nemmeno ascolta. Aspetta.

Aspetta intuendo che per lui non ci sarà una Quindicesima Stazione o una rinascita, perchè ha già provato a rialzarsi ma non è bastato. La salita è ricominciata troppo in fretta e senza aver permesso alle forze di rigenerarsi.

Chi cade in questo tempo cade e basta schiacciato dalla sua croce personale di cedro, cipresso e pino. Il cedro dei giardini pieni di sole a cui non ha accesso, i cIpressi dei cimiteri sotto cui dormono gli amori, i pini dei Natali soltari.

Chi è stanco alla Nona stazione non crede più nè nelle proprie forze nè in quelle salvifiche degli altri. Forse spera soltanto di potersi fermare almeno per un pò senza dover dimostrare coraggio o resilienza.

Come scriveva Lucio Dalla è un utopia pensare che ogni cristo scenderà dalla sua croce in tempi migliori, forse sarebbe più umano accettare la stanchezza e riconoscerle rispetto.

Non è obligatorio rialzarsi sempre e a tutti i costi, non è vergognoso o disdicevole cadere e restare in terra, raccogliersi per proteggersi da quello che resta.

Tutti hanno almeno il diritto di cadere e di avere il tempo di capire se restare o proseguire…con croce al seguito.

Buona Pasqua a chi è stanco o si è fermato.

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada

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